Sogno

Che sogni del cavolo…
 
stanze in penombra, candele, altarini, un’ anziana stesa sul letto mentre le danno l’ estrema unzione… altri anziani… gente per i corridoi… una bara coperta da un lenzuolo bianco… candele… ombre… e poi una stanza… dove c era un mio parente… però non sono entrata per vedere chi fosse! Nel sogno lo sapevo… però non ce l ‘ho fatta ad entrare… ricordo di aver abbracciato uno zio di Viterbo e di aver pianto lacrime sentite… poi dalla stanza è uscito fuori Don Angelo… ed io mi sentivo agitata…
 
poi esco per strada… ne percorro un’ altra anzichè fare la solita… piove… il tempo è grigio… le strade bagnate e ai bordi dei marciapiedi le pozze d’acqua sono fanghiglia… le macchine passano e mi schizzano…
 
arrivo a casa… mi squilla il cellulare e parlo con uno zio che non vedo e sento da tanto… poi mi accorgo che è venuto a trovarci ed è dillà in salone… ha la mano fasciata… credo fratturata… parliamo… e poi saluta e se ne rivà!

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