Intervista a Giuseppe Veneziano

Giuseppe Veneziano con l’acrilico raffigurante Oriana Fallaci decapitata

Giuseppe veneziano è, a mio avviso, uno dei più grandi artisti del panorama italiano contemporaneo. Provocatorio, ironico, pungente, in una sola parola: geniale.

Considerato dalla critica e dalle riviste del settore uno dei massimi esponenti della cultura New Pop made in Italy. Decisamente Pop nello stile e altrettanto attuale nella scelta dei temi delle sue opere: sesso, politica, religione, Giuseppe Veneziano stravolge realtà e finzione creando volutamente, come afferma lui stesso, un corto circuito mentale.

Con la sua arte prova a scuotere le coscienze non risparmiando niente e nessuno, tantomeno le opere dei grandi maestri del passato, dai quali ne riprende i soggetti reinterpretandoli in maniera completamente originale e dissacrante.

Biancaneve allo specchio, 2007

Esemplari, giusto per citarne alcune, sono sicuramente La Madonna del Terzo Reich (2009) nella quale, riprendendo un’opera di Raffaello, sostituisce al Gesù in braccio alla Vergine un baby Hitler, rendendola in assoluto l’opera più discussa di tutta la sua produzione artistica e, la recentissima La cosa più bella di Firenze è il Mc Donald’s (2010) dando vita, in maniera del tutto straordinaria, alla celebre frase del genio della Pop Art, Andy Warhol, anche in questo caso, lasciandoci di stucco di fronte ad un vero e proprio furto d’identità, Ronald Mc Donald “nei panni” dell’ eroico David michelangiolesco.

Le mostre di questo giovane artista siciliano sono state curate ed apprezzate da molti intellettuali ed esperti del settore, tra cui Giampiero Mughini e Vittorio Sgarbi, quest’ultimo coraggiosissimo curatore dell’ultima personale di Veneziano a Salemi (TP), intitolata Equivoci, conclusasi il 29 novembre scorso.


Ringrazio ancora e questa volta pubblicamente Giuseppe Veneziano per la sua disponibilità e la semplicità con la quale ha accolto la mia richiesta. Grazie!

La Madonna del Terzo Reich, 2009

Allora, iniziamo parlando della sua formazione culturale. Come si è avvicinato al mondo dell’arte?

Sono arrivato al mondo dell’arte in modo graduale. Quando frequentavo l’Università a Palermo, parallelamente agli studi, collaboravo con il Giornale di Sicilia come vignettista e illustratore. Successivamente mi sono avvicinato al mondo del fumetto lavorando per alcune case editrici. Dopo la laurea ho vissuto un periodo molto travagliato, sovrapponevo, spesso, il lavoro di architetto con quello di fumettista, ma allo stesso tempo cercavo altro. A trent’anni ho fatto una scelta radicale e mi sono trasferisco definitivamente a Milano per dedicarmi esclusivamente alla pittura.

Ho come l’impressione che in Italia l’arte contemporanea stenti a decollare, affascina le menti di molti ma poi non viene mai compresa fino in fondo. Lei cosa ne pensa?

L’arte è un bel rompicapo. L’arte in fondo non chiede di essere compresa, ma di essere apprezzata per il suo potere emozionale, per le sensazioni che trasmette. Ha un forte potere di seduzione ma poi non ci sono i finanziamenti per sostenerla, anche perché, in Italia, s’investe poco e l’artista deve fare (spesso) tutto da sé. Da solo però non può mai avere il potere di raggiungere grandi spazi d’attenzione.

Le sue opere sono state quotate dai tre ai venti mila euro e a questo proposito mi viene in mente una celebre frase di Andy Warhol: “un buon affare è la migliore opera d arte”. Condivide il pensiero di Warhol?

Non del tutto. Warhol era un bravissimo provocatore. Spesso le sue dichiarazioni erano estreme per evidenziare la questione che voleva dibattere. In quel caso voleva puntualizzare che l’aspetto economico di un’ opera d’arte, in una società capitalistica, ha un valore importante. Infatti, anche in quel caso, Warhol ha avuto ragione, basta vedere le elevate quotazioni di alcuni artisti contemporanei.


L’elemento religioso è ricorrente nella sua produzione artistica. Cosa vuole esprimere, protesta e dissenso nei confronti della chiesa o “profonda devozione”?

Ho sempre ribadito che m’ interessa più la storia dell’arte che la religione. E se diamo un’occhiata alla produzione di opere d’arte del passato, quasi il 90% sono di matrice religiosa. Quindi, volente o nolente, ne faccio spesso uso per manipolarle, per appropriarmene. Quello che cerco di fare è recuperare l’interesse per la pittura del passato per vedere quali relazioni possono intercorrere con la realtà di oggi.

Una delle sue innumerevoli opere d’arte è stata oggetto di dure critiche da parte della chiesa e non solo. La Madonna del Terzo Reich, è stata contestata perché ha velatamente insinuato che il cristianesimo sia l’ennesima dittatura? è questa la giusta interpretazione?

Quell’immagine ha un elemento fortemente antinomico. Per quanto Hitler sia la rappresentazione più eclatante del Male, è pur sempre una creatura di Dio. C’è chi ha visto in quel quadro addirittura un messaggio di speranza. Può darsi che sia vero, come può darsi che sia esattamente il contrario. Del resto, come ho dichiarato più volte, io frappongo una sorta di distanza tra le mie convinzioni e il soggetto dell’opera che dipingo.

Monsignor Stefano D’atri è stato fin troppo severo con le accuse, asserendo che la Madonna del Terzo Reich è un’offesa per tutti coloro che sono state vittime del nazismo. Lei ha ribattuto affermando che l’arte dev’essere provocatoria. Dunque un’opera per avere successo deve solo provocare?

Quella frase è stata estrapolata da una mia intervista e fuori da quel contesto può assumere tanti significati. Quando parlo di provocazioni intendo dire che l’arte deve provocare qualcosa nello spettatore, qualsiasi sentimento, qualsiasi reazione, l’importante è che non passi inosservata. L’arte che non provoca niente non m’interessa.

La cosa più bella di Firenze è il Mc Donald’s, 2010

Altra opera decisamente provocatoria è La cosa più bella di Firenze è il McDonald’s. A mio avviso assolutamente straordinaria. Ce ne parli.

Il titolo di quell’opera è la citazione di una frase di Warhol.1 Come quasi tutte le sue frasi essa è decisamente spiazzante. L’arte spesso fa uso di simboli. In questo caso, partendo dalla frase di Warhol, non ho fatto altro che creare un corto circuito abbastanza azzardato, ma il risultato finale dell’opera ha sorpreso anche me per la sua forza comunicativa.


Per finire, anche se avrei ancora molte domande da farle, ricorrenti sono anche i ritratti di personaggi illustri della cronaca, del cinema, della musica, dei fumetti e dei cartoni animati. Qualche anticipazione sulle prossime creazioni?

Fin dall’inizio del mio lavoro ho sempre avuto un rapporto costante con la cronaca. Mi piace l’idea di realizzare immagini che focalizzano l’attenzione su alcuni fatti che mi toccano da vicino. Dietro ogni mio ritratto si nasconde una storia, e quello che io voglio fare è raccontare storie contemporanee. Ho in preparazione una mostra personale presso la Galleria Contini di Venezia a Giugno del 2011. Per la prossima esposizione ho pensato di realizzare diverse novità, oltre a molte opere pittoriche, tutte inedite, anche alcune sculture tra cui una in particolare che sarà molto grande e in bronzo policromo, alla quale sto lavorando fin d’adesso.

Guendalina Sabba

1<< La cosa più bella di Tokio è McDonald’s. La cosa più bella di Stoccolma è McDonald’s. La cosa più bella di Firenze è McDonald’s. Pechino e Mosca non hanno ancora nulla di bello. >> Andy Warhol

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: