“Holy Works” Galleria Pack Milano

«Non uccido l’arte, esploro i limiti»

Serrano: «Sono religioso». Ma la sua Madonna s’ispira a un omicidio. Il controverso autore risponde a Jean Clair sulla morte dell’estetica con una mostra a Milano

 

Andres Serrano (1950)
Andres Serrano (1950)

L’arte contemporanea ha ucciso l’estetica occidentale?Andres Serrano, artista molto melting-pot già al centro di clamorose polemiche per Piss Christ (un crocefisso all’interno di una provetta di urina, opera danneggiata lo scorso aprile da quattro cattolici «integralisti»), risponde alle critiche rivolte anche a lui dall’ex direttore del Museo Picasso, Jean Clair (vedi «Corriere della Sera» dell’8 agosto scorso). «Artisti come Serrano, Orlan e Sherman – ha scritto Clair – fanno l’elogio della spontaneità e della violenza». Il loro è uno «degli scenari attuali dell’arte: il soggettivismo narcisistico, basato sull’esibizione degli scarti del corpo». A cui si aggiunge, in Serrano, la dissacrazione. Ma è proprio così?

 

Jean Clair
Jean Clair

«Accolgo con favore i commentidi Clair sullo stato delle arti e sulle mie intenzioni di artista», risponde Serrano, che dal 22 settembre esporrà alla Galleria Pack di Milano i suoi nuovi scatti, da lui definiti «religiosi». «Io non esalto violenza e mostruosità, bensì credo nel potere dell’arte di emozionare e illuminare. Credo in un’arte viva, che respira e pulsa con il sangue, che eleva, trascende e trasforma. Soprattutto, credo in un’arte che si sposti in avanti, in un territorio nuovo e inesplorato. Anzi – continua Serrano – non vedo l’ora di poter contraddire con le mie opere l’impegnativa affermazione di Clair quando dice che ci troviamo “in un inverno della cultura” o in una zona morta. Anche con la mia mostra milanese spero di dimostrare che arte e religione sono vive e possono essere un parafulmine per i nostri tempi. L’arte è l’arma delle masse».

La mostra si intitola «Holy Works» («Opere sacre», Galleria Pack di Milano, dal 22 settembre) ed è stata pensata in Italia «girando per i musei e vedendo le tradizionali rappresentazioni della pittura religiosa». In particolare, Leonardo, Piero della Francesca e Caravaggio. Con essa, Serrano propone una interpretazione dell’iconografia cristiana (dall’ Ultima Cena composta da 13 pannelli, alla Maddalena, ai discepoli) ritraendo volti di gente comune che ha fatto posare a New York, ma anche quelli di Taylor Mead (già modello di Andy Warhol) e della moglie russa Irina (un po’ come fece Dalí con Gala nella Crocefissione ). Serrano dichiara che la sua intenzione non è di offendere la Chiesa, tutt’altro. «Piuttosto che distruggere le icone sacre, le reinvento e le rafforzo». Tanto che, confida chi gli è vicino, un recondito desiderio di Serrano sarebbe che il Vaticano lo riconoscesse come artista religioso. «Io credo in me stesso, in Dio e in Gesù Cristo. Ma si deve credere senza essere fanatici». Serrano è anche un collezionista di oggetti sacri, e la sua casa newyorkese è arredata con vari altarini e inginocchiatoi.

 

Andres Serrano, «Mother and Child». Sarà esposta alla Galleria Pack di Milano
Andres Serrano, «Mother and Child». Sarà esposta alla Galleria Pack di Milano

Insomma, «Holy Works»sembrerebbe una conversione se non fosse che Serrano si sentiva intimamente spirituale anche quando realizzava Piss Christ. E se non fosse che… l’immagine di Mother and Child, dove il neonato in fasce è morto, contiene un’allusione al caso di Casey Anthony, la madre incriminata dell’uccisione della figlia di due anni. Certo, quest’immagine è anche un commovente annuncio di quanto avverrà alla deposizione dalla Croce. Ma resta il riferimento alla madre possibile assassina, per quanto Casey Anthony sia stata scarcerata dal carcere di Orlando dopo una assoluzione.

Sorge spontanea la domanda: dietro l’annuncio di ricerca religiosa si nasconde l’ennesimo tentativo di scandalo attraverso la dissacrazione? L’ennesimo uso di corpi come «scarti»? Di decostruire ogni canone e sistema della tradizione? Serrano definisce il suo lavoro «bello, complesso e potente». E, al di là dello scandalismo usato come medium, che lo rende partecipe dei meccanismi di marketing (Serrano ha anche realizzato le copertine degli album Load e ReLoad della metal band Metallica), sembra a tratti apparire in Serrano quella «immanenza di Cristo» della quale si parlò anche per lo scandaloso «ateo» Pier Paolo Pasolini. Del resto molti pittori del Nord, da Hieronymus Bosch a Matthias Grünewald, a Cranach hanno rappresentato l’iconografia cristiana con cifre stilistiche molto atipiche, con volti tratti dagli ultimi della vita quotidiana. Così, nella nuova serie di Serrano Nostra Signora delle spine è una martire gioiosa e il Cristo portacroce un figlio di falegname. E a chi ritiene che sia facile creare scandalo per avere successo, Serrano risponde che la provocazione funziona soltanto quando non c’è provocazione prevista.

Pierluigi Panza (corrieredellasera.it)

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