Il primo Mondrian non si scorda mai

mulino mondrian 1907

Anche quest’anno, la mostra invernale del Vittoriano è dedicata a un grande artista del XX secolo e ancora una volta a un artista olandese (Lo scorso anno, sempre al Vittoriano, il protagonista  fu Vincent Van Gogh). Ciò non deve sorprendere, perché l’Olanda, fin dal Rinascimento, ci ha sempre donato delle grandissime personalità in campo artistico: Bosch, Rembrandt, Vermeer, Alma-Tadema… insomma, artisti magistrali che ci hanno lasciato eccezionali e inestimabili opere d’arte.

 

Ma torniamo a Mondrian. L’armonia perfetta ripercorre l’intero cammino artistico del grande pittore olandese, dai suoi esordi nella Scuola dell’Aia con la sua fase realista, al periodo simbolista/teosofico e successivamente alla fase cubista che lo porterà all’astrazione estrema delle sue figure, che da naturali diventano del tutto geometriche, schematiche. Spesso la sua evoluzione viene illustrata a scopo educativo con l’ausilio dei suoi cinque alberi dipinti in un arco di tempo che risale dal 1908 al 1912. Studi d’insieme questi, che, ahimè, non sono presenti nella retrospettiva. Ciò nonostante, la prima parte della mostra, quella che riguarda il periodo “naturalistico”, colma in parte questa lacuna: gli alberi, le case, i prati e i mulini sono elementi onnipresenti che segnano la sua piena aderenza alla Scuola dell’Aia. devozione mondrian 1908

Questo è un Mondrian poco conosciuto, un Mondrian paesaggista, che non coglie solo le luci, le ombre e le sfumature, ma anche l’anima di ciò che ritrae; un Mondrian quasi romantico, se non fosse lui stesso a smentire la propria adesione al romanticismo.

 

“Amavo dipingere paesaggi e case visti in un tempo grigio, scuro, o in una luce di sole fortissima, quando la densità dell’atmosfera offusca i particolari e accentua i grandi contorni degli oggetti. Feci spesso abbozzi al chiaro di luna, su piatti prati olandesi, o case con finestre morte, vuote. Non dipinsi mai queste cose romanticamente ma, fin dal principio, fui sempre un realista.”

 

Proseguendo, si giunge al Mondrian teosofico. Assolutamente affascinanti ed enigmatiche sono le opere Devozione e Passiflora, dove le due figure femminili, accompagnate dalla presenza di elementi floreali, si caricano di simbolismi unici e spirituali che rimandano a quella ricerca della verità divina e dell’armonia perfetta a cui l’artista aspirava. Anche in questo caso, però, è da lamentare un’altra importante assenza: quella del trittico Evoluzione, che può essere considerato come il manifesto dell’adesione alla teosofia.

 

L’ultima sala, invece, è dedicata al Cubismo e al Neoplasticismo sorto nel 1917 grazie al collega Theo Van Doesburg, con cui Mondrian collaborò fin dal principio ma che, a seguito di divergenze col fondatore, lascerà nel 1924. Qui è possibile osservare il progressivo approdo all’astrattismo, da una prima fase cubista, sotto l’influenza cezanniana, a una successiva fase dove le composizioni si trasformano in griglie bidimensionali colorate di rossi, gialli e blu e di non colori, bianchi, neri e grigi.

Mondrian Composizione con grande riquadro rosso, 1921

Questo è il Mondrian che tutti conoscono –  e forse per questo, è anche il meno esaltante –, il Mondrian mistico e rigoroso che, per ironia della sorte, ha fatto della sua composizione più famosa – Composizione con grande piano rosso, 1921 – un logo di un noto marchio di cosmesi, catapultando la sua idea di incorporea spiritualità ad apparenza frivola.

 

In quest’ultima sezione, degne di nota sono l’Abbondanza di Le Fauconnier del 1910, esposta nel 1911 al Salon des Indépendants, che segna il costituirsi del movimento cubista e la Sedia rossa e blu di Rietveld, opera cardine del design moderno.

 

Infine, ripensando all’intera mostra, vorrei concludere con le parole, che condivido pienamente,  di un eccezionale pittore e amico di Piet Mondrian, Balthus, che in un suo scritto dichiarò:

 

“Ho conosciuto benissimo Mondrian, e rimpiango tutto ciò che faceva un tempo, degli alberi bellissimi, ad esempio. Guardava la natura, sapeva dipingerla. E poi un giorno è caduto nell’astrazione.”

 

Mondrian. L’armonia perfetta

 

Roma, Complesso monumentale del Vittoriano

8 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012

(dal sito http://www.atlantidezine.it/)

1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. 00chicca00
    Nov 21, 2011 @ 13:55:58

    decisamente un bel post!

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